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Studiando l’Egitto ed in particolare gli interni dei monumenti e le tombe dei Faraoni e delle personalità di cui si contornava la corte è sopravvenuto il dubbio circa la capacità degli artigiani di realizzare imponenti rappresentazioni murarie sovra dipinte oppure realizzate mediante intaglio della pietra in ambienti privi di fonti di illuminazione.
E’ di molti la
convinzione che costoro lavorassero in quegli ambienti sotterranei illuminando
i luoghi tramite una serie di specchi che avrebbero convogliato la luce solare
con uno stato finale di diffusione
capace di determinare le condizioni ottimali per le decorazioni e le
rappresentazioni pittoriche che oggi possiamo ammirare.
Abbiamo potuto
altresì constatare che all’interno di quei luoghi tombali non esistono segni di
fuliggine e, se anche non abbiamo potuto effettuare analisi chimiche degli
intonaci per rilevare eventuali tracce di combustione di olio o altra sostanza
come il bitume che presumibilmente potessero indicare l’uso di torce, ci
sentiamo fortificati nell’asserire che quei luoghi non videro l’impiego di
elementi combustibili che generassero luce.
Se si
considera poi che quei luoghi erano collegati all’esterno tramite stretti ed
angusti passaggi, si deduce facilmente che qualsiasi fonte luminosa connessa a
fenomeni di combustione, impoverisse l’ambiente di Ossigeno e,
contemporaneamente creasse sacche di Anidride Carbonica ed Ossido di Carbonio
che in breve tempo avrebbero reso l’ambiente inaccessibile per qualsiasi essere
vivente.
Non ci resta
che esaminare quale altra fonte potesse generare luce senza determinare forme
di inquinamento ambientale.
A tal
proposito passiamo a vedere se potesse esserci lo sfruttamento di fonti
luminose originate dalla presenza di energia elettrica e come essa potesse
essere stata generata tenendo presente che il periodo storico era quello
dell’Era della Pietra e/o successivo che di fatto escluderebbe qualsiasi
sfruttamento di questa fonte energetica e le diverse applicazioni da parte
degli uomini di quel tempo lontano.
Esiste un “Ma”
che consiste nel non sottovalutare le conoscenze dei Sacerdoti ed Architetti e
tanto meno alcune rappresentazioni di strane ampolle disegnate all’interno di
un tempio di Dendera senza poi escludere alcuni recipienti, conservati al Museo
di Bagdad, che sembrerebbero delle batterie elettriche ed in ultimo, le
conoscenze e l’uso dei cristalli e dei graniti che le testimonianze
archeologiche ci forniscono.
Sembrerebbe
tutto un assurdo, ma facciamo mente locale a molti anni fa quando per ascoltare
qualche programma radiofonico veniva usata la Radio a Galena. – Essa si
componeva di un circuito oscillante composto di una bobina in filo di rame con
protezione esterna isolante ed un condensatore elettrico variando la capacita’
del quale era possibile modificare le caratteristiche di frequenza di questo
circuito, da un’antenna o filo esterno
collegato ad un estremo della bobina e da un cristallo sul quale era appoggiato
una punta metallica in serie alla quale s’inseriva un auricolare chiamato
cuffia d’ascolto: - L’altra estremità dell’auricolare come anche della bobina e
del condensatore elettrico variabile si collegava ad un comune morsetto e
chiamato massa o terra.
In questo caso
il cristallo funzionava da Raddrizzatore di corrente elettrica alternata
convertita in Corrente elettrica pulsante ed unidirezionale che consentiva alla
membrana elastica dell’auricolare di vibrare secondo la frequenza della
corrente elettrica unidirezionale che si otteneva in uscita dal cristallo di
Galena/o e che generava un pari campo magnetico variabile nel circuito
elettrico dell’auricolare.
Non vi erano
fonti di energia elettrica esterne e quel poco di energia che serviva per la
formazione del campo magnetico necessario a far muovere la membrana acustica
dell’auricolare era prelevata dal circuito oscillante che entrava in risonanza
quando la frequenza propria del circuito oscillante coincideva con la frequenza
del campo elettromagnetico determinato dalla stazione radiofonica esterna.
Un’altra
applicazione dei cristalli in campo elettrico ed in particolare radio elettrico
riguarda gli stabilizzatori di frequenza ed oscillatori che sfruttano la
capacità dei cristalli nel determinare una corrente elettrica alternata con una
frequenza funzione di una pressione meccanica esercitata sulle facce del
cristallo stesso. -
Questi sono
due esempi di applicazione dei cristalli nel campo elettrico senza ignorare
tutte le altre applicazioni che riguardano le batterie solari dove si impiegano
cristalli di Silicio, Indio etc., etc. –
Attualmente
stiamo studiando e sperimentando il comportamento dei cristalli granitici
sottoposti alle radiazioni cosmiche la cui energia è molto elevata e, se ben
orientata, potrebbe risolvere molti dei problemi di produzione dell’energia
elettrica.
Non disponiamo
di fondi e quello che viene fatto è indubbiamente insufficiente per raggiungere
dei risultati a breve termine, ma pur stando ai primi passi, notiamo discreti
risultati che ci fortificano a proseguire nella ricerca.